«Oggi esistono già delle norme sul contrasto al caporalato e sulla raccolta e tracciabilità dei dati che le piattaforme di food delivery sono obbligate a fornire agli enti preposti (ad esempio Inail perché c’è un obbligo assicurativo), quindi nell’immediato è necessario rafforzare il sistema dei controlli. Ci sarà poi tempo per darci nuovi strumenti normativi anche attraverso il recepimento della Direttiva europea 2024/2831, relativa al miglioramento delle condizioni di lavoro mediante piattaforme digitali, ma che dovrà essere recepita dall’Italia solo entro dicembre 2026».

Così Roberta Turi, segretaria nazionale di Nidil Cgil, che in questa intervista ripercorre il fenomeno del caporalato digitale e le mosse necessarie in questo momento storico.

Parliamo del caporalato digitale?

Abbiamo appena concluso una nostra inchiesta, facendo compilare circa 500 questionari a rider, sia italiani sia stranieri. Emerge un mondo fatto di illegalità diffusa, in cui sia lo Stato sia i carabinieri si stanno adoperando per tentare di reprimere questo tipo di comportamenti, ma ci sono delle enormi criticità che rendono molto complicato il loro lavoro.

Può fare un esempio?