«Lo sfruttamento del lavoro è un tema centrale nel nostro Paese, ma non dovrebbe essere solo la Procura ad occuparsene: anzitutto, c’è un tema regolamentare da affrontare». A dirlo è Andrea Puccio, avvocato che, negli anni, si è occupato direttamente dei procedimenti relativi al fenomeno del lavoro sotto il controllo digitale - tipico del food delivery -, assistendo anche Just Eat, e che anche in questa fase si confronta con la Procura di Milano, responsabile di inchieste su rider, filiera della moda, logistica e security.

Avvocato Puccio, si è fatto un’idea sull’efficacia degli strumenti utilizzati dalla Procura di Milano per “aggredire” le aziende che non rispettano i lavoratori?

La Procura sta utilizzando, di fatto, due strumenti: le misure di prevenzione del codice antimafia e il controllo giudiziario previsto dalla Legge del 2016 sul caporalato. Entrambi gli strumenti hanno una connotazione cautelare - preventiva o impeditiva – e per questo agiscono in una fase prodromica all’accertamento di eventuali responsabilità. Il tratto comune, certamente meritevole, è l’obiettivo di sanare la filiera, oppure tutelare i lavoratori, in un momento in cui il tema dello sfruttamento del lavoro è diventato centrale. Tuttavia, ritengo sia necessario fornire alle aziende quadri normativi certi, stabilendo meglio tempi e modalità di lavoro anche per categorie nuove, e definire ex ante quando il rapporto è subordinato o meno. Anche le imprese hanno bisogno di coordinate chiare per mettersi in regola.