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Ultimo aggiornamento: 14:56
di Giuseppe Leocata *
Il giorno 9 febbraio 2026, Massimo Alberti di Radio Popolare scriveva nella sua newsletter: “40.000 riders con paghe da fame: Glovo in amministrazione controllata. La società e il suo amministratore unico sono indagati per sfruttamento del lavoro e caporalato ‘digitale’. Sotto accusa è il sistema di gestione dei riders, con paghe di 2-3 euro a consegna e sottoposti ad un ferreo controllo della loro attività; ciò in violazione dell’art.36 della Costituzione, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori, praticamente tutti stranieri. Il problema è quello fare profitto sulla pelle di chi fatica. L’associazione di impresa Assodelivery (che ha al suo interno Deliveroo e Glovo) ha siglato un contratto con il sindacato di destra UGL che mantiene la natura autonoma di questo lavoro”.
Vediamo quale è la logica di fondo di Glovo, scorrendo su internet: “Ciò di cui hai bisogno, a portata di clic. Ordina qualsiasi cosa con Glovo; in Italia copre oltre 800 città e raggiunge il 65% della popolazione. A maggio 2015 ha celebrato il suo X anniversario ed ha superato 1 miliardo di ordini nel mondo. Resta la piattaforma più aggressiva nell’espansione, ma per questo appare la più fragile. Il bilancio 2021 registrava 40 milioni di perdita su un fatturato di 114, con dubbi significativi sulla continuità aziendale. La forza lavoro è composta in larga maggioranza da rider autonomi (oltre 120.000 di loro utilizzano la piattaforma per le consegne)”. E chiudiamo con questa: “è una ‘super app’ di consegne veloci, progettata per facilitare l’acquisto di beni di prima necessità e capricci quotidiani, portandoli a domicilio rapidamente”.







