Fortunatamente anche a livello istituzionale sembra che a qualcuno sia rimasto un pizzico di senno. Nei giorni scorsi sono state diffuse - immaginiamo a causa di qualche presunto esperto troppo loquace - indiscrezioni e mezze notizie sulla cosiddetta famiglia del bosco, tutte piuttosto inquietanti. Si è detto, ad esempio, che assistenti sociali e responsabili della casa famiglia in cui ora si trovano i tre piccoli Trevallion stavano valutando l’allontanamento della madre dalla struttura perché eccessivamente riottosa. Sull’argomento si è espressa la garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, che ha espresso l’unica posizione di buon senso: «Deve certamente trattarsi di un fraintendimento», ha scritto in una nota. «Non è infatti immaginabile, qualunque sia l’atteggiamento della signora, che ai tre minori si possa infliggere un ulteriore trauma dopo quello del prelevamento dalla loro casa nel novembre scorso». La Terragni ha anche invitato a velocizzare i tempi. Sappiamo infatti che il 23 gennaio inizierà la valutazione psicologica dei genitori richiesta dal tribunale, e che ci sono 120 giorni di tempo per portarla a termine.

«Come si sa, quattro mesi - a cui vanno aggiunti i quasi due mesi già trascorsi in casa famiglia - per i bambini sono un tempo infinito, anche se il caso dei minori Trevallion non figura certamente tra i peggiori», ha detto Terragni. «Si conoscono casi di bambini la cui permanenza in struttura supera di gran lunga, causa proroga, il limite massimo di 24 mesi disposto dalla legge. La tempistica dei procedimenti giudiziari purtroppo mal si adatta ai ritmi evolutivi di un minorenne».