Siamo all’accanimento giuridico-terapeutico e i tre bimbi della casa nel bosco restano per ora in isolamento affettivo, una sorta di arresti domiciliari del cuore voluti dai giudici del tribunale per (chiedendosi se in questo caso è davvero per) i minori, con l’aggiunta del pronunciamento della Corte d’Appello dell’Aquila di tre giorni fa. Però i tre fratellini nelle prossime ore potranno dire la loro e forse, se i signori in toga li ascolteranno, potrebbero - sotto la tutela di questo Stato che ha allontanato in un anno dalle famiglie 32.000 minori - passare il Natale nella nuova casa con Catherine e Nathan. È quello che nel paese di Palmoli dove c’è un tifo caldissimo per la «famiglia nel bosco» si aspettano.
Quanto è probabile una collisione tra satelliti? E quanti ce ne sono oggi in orbita terrestre? Ecco la storia del primo incidente cosmico.
Mentre la famiglia Trevallion rischia di trascorrere il Natale divisa perché aveva il «difetto» di vivere in un casolare isolato con i servizi igienici all’esterno, a una ragazzina è consentita la transizione di genere. Per le toghe il percorso è «consapevole».
Anni fa Vanity Fair, settimanale radical chic che si occupa di moda e celebrity, dedicò la copertina agli adolescenti italiani in attesa di cambiare sesso. La redazione fotografò ragazzini e ragazzine vestendoli con capi firmati: pantaloni di Dolce&Gabbana, abito e maglia Germanier, gioielli Glenda López e Pintrill. Secondo la rivista, quei giovani trattati con la triptorelina, il farmaco che blocca la pubertà, impedendo la produzione di ormoni sessuali, erano eroi. A me quelle immagini posate, scattate in uno studio fotografico di grido, misero solo tristezza, perché i bambini con il volto truccato mi parvero subito vittime di una moda.













