Mentre l'indagine su Crans-Montana, riguarda già l'amministrazione comunale ma potrebbe anche andare oltre, la procura ha respinto la richiesta dell'amministrazione locale di costituirsi parte civile nel procedimento a carico dei coniugi Moretti, indagati per la morte di 40 persone e il ferimento di altre 116 nell'incendio del loro locale. Proprio perché il Comune era responsabile di quei controlli che per cinque anni non sono mai stati eseguiti. Intanto continuano le pressioni dell'Italia sulla Svizzera: ieri l'ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado, accompagnato dagli addetti alla sicurezza della rappresentanza diplomatica che sono in contatto con le forze di polizia svizzere, ha incontrato la procuratrice generale del Vallese Béatrice Pilloud nel suo ufficio, ottenendo rassicurazioni sulla volontà della magistratura elvetica di collaborare con i pm italiani (che hanno aperto un fascicolo a Roma). «Stanno indagando anche sull'amministrazione comunale e l'indagine proseguirà a tutto campo senza guardare in faccia a nessuno, vuole fare chiarezza e stabilire le responsabilità», ha raccontato Conrado. «Pilloud mi ha assicurato che l'indagine si è già allargata all'amministrazione comunale e potrebbe estendersi anche oltre il Comune», ha spiegato il diplomatico. Nessun riferimento né esplicito né implicito ad eventuali responsabilità del Cantone, anche se da settimane i giornalisti locali ipotizzano che si potrebbero configurare responsabilità anche per addetti agli uffici cantonali.
Crans Montana, pressing italiano sui pm: «L'indagine tocca il Comune. E può andare anche oltre»
Mentre l'indagine su Crans-Montana, riguarda già l'amministrazione comunale ma potrebbe anche andare oltre, la procura ha respinto la richiesta dell'amministrazione locale di...













