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Giovedì il governo del Venezuela ha iniziato a liberare alcuni prigionieri politici per la prima volta da quando gli Stati Uniti hanno catturato il presidente Nicolás Maduro, ma nonostante le promesse iniziali per ora il numero delle persone scarcerate è molto esiguo. Si ha notizia di sole 16 persone liberate, e non si sa ancora nulla di Alberto Trentini, il cooperante italiano in carcere in Venezuela da più di un anno senza accuse formali.

Il numero esatto dei prigionieri politici nel paese non è chiaro: secondo l’ong venezuelana Foro Penal, nelle carceri del paese ci sono ancora 811 persone detenute per motivi politici: tra loro militari, politici, studenti, attivisti per i diritti umani e giornalisti. Secondo l’ong Justicia, Encuentro y Perdón, i prigionieri invece sarebbero più di mille.

Pur non specificando il numero esatto dei prigionieri politici che sarebbero stati liberati, il presidente del parlamento venezuelano Jorge Rodríguez aveva detto che il regime ne avrebbe scarcerato «un numero importante», sia venezuelani sia stranieri. Rodríguez è un influente esponente del regime: è il fratello della nuova presidente ad interim, Delcy Rodríguez. Aveva motivato la liberazione dicendo che era un gesto di distensione dopo l’attacco statunitense, e che la decisione era stata presa dal Venezuela in modo unilaterale e non come il risultato di qualche tipo di accordo o di pressioni straniere.