Bello, sarebbe, no?, parlare d’altro. Ma come si fa a distogliere l’attenzione da quello che dal primo giorno, lo sapete se leggete queste righe, dal primo istante si è manifestato come un pericolo. È stato un crescendo, dall’assalto a Capitol Hill, gli esaltati con le corna salutati come patrioti. Siamo arrivati a «ci prenderemo la Groenlandia con le buone o con le cattive».

Con le buone o con le cattive lo dicevano i nonni — alcuni, non tutti — quando ancora non c’erano Telefono azzurro e la neodidattica per cui gli istinti dei bambini vanno assecondati, non puniti. Con le buone o con le cattive è giusto come metodo educativo, ovviamente se «le cattive» sono misurate: è giusto se lo applichi a chi ha meno di sei anni e tenta di soffocare in culla sua sorella, fa penzolare il gatto dalla finestra, decide di nutrirsi solo di cioccolata e altre infinite pretese infantili incompatibili con la vita, propria e altrui. Dopo i sei anni, meno. Da adulti, per niente. Genera anzi risentimento e talvolta battaglia, come ognun sa.

Che Trump tratti l’umanità intera, i suoi omologhi presidenti di altri Paesi sovrani come una classe di asilo farebbe ridere se non fosse tragico. Farebbe ridere se non fosse che la sua polizia spara a una cittadina che a quell’agente, proprio a quello che tra un momento la ucciderà, dice, sorridendo affacciata al finestrino: «Non ce l’ho con te». Un’esecuzione. Un criminale che Trump e il suo governo trattano da vittima, si è solo difeso mentono contro l’evidenza.