Qui a Il Tempo abbiamo opinioni forti e ben note, ma siamo estranei alle logiche della distorsione propagandistica. E dunque proviamo insieme a guardare il panorama dopo una Pasqua di inquietudine, tra (molte) ombre e (poche) luci. Prima cattiva notizia: sta diventato tecnicamente impossibile spiegare le azioni di Donald Trump, anche quando (molto più spesso di quanto pensino i suoi detrattori) sono sensate. Il presidente Usa farebbe bene a rileggere una illuminante massima di Abramo Lincoln: «Il sentimento pubblico è tutto. Con esso, nulla può fallire. Contro di esso, nulla può avere successo». Se si dà una sensazione di casualità, di umoralità, di variabilità, e soprattutto se non si spiegano il senso e gli obiettivi di ogni singola scelta, si può anche prevalere in una guerra sul campo, ma si perde il fronte interno, quello delle opinioni pubbliche occidentali. Seconda pessima notizia. Anche nello scenario migliore (guerra breve, esito positivo, Iran alle corde), siamo destinati ad affrontare una crisi energetica non lieve e non rapida, con un rischio di recessione che incombe sull’Ue. A maggior ragione, come questo giornale scrive da giorni, occorre che i due adulti nella stanza (Meloni e Merz) «commissarino» la Commissione Ue, e decidano uno stop secco al Patto di Stabilità e al Green Deal. Sono letteralmente le precondizioni per dare respiro a imprese e famiglie.