Nessuno Stato straniero può permettersi di insidiare territori o comunità altrui, neppure col loro consenso
"Make America go away" si legge in un cappellino in vendita a Copenaghen
In natura, i predatori tendono ad attaccare le prede isolate rispetto al branco. Nello stato di natura caratterizzante l’attuale situazione delle relazioni internazionali, il paradigma si adatta alla Groenlandia. Si è già detto e scritto molto sull’argomento, soprattutto sul possibile ruolo dell’Unione e dei suoi membri a difesa della Groenlandia: giova tuttavia ricapitolare la situazione e mettere in rilievo alcuni aspetti finora meno esplorati. Innanzitutto, la Groenlandia è parte dello Stato e del territorio danese, pur fruendo di ampia autonomia. Pur nella diversa scala delle autonomie che, all’interno di ogni Stato, possono essere godute da porzioni, regioni o comunità in esso organizzate, la Groenlandia non è indipendente rispetto alla Danimarca, della quale fa quindi parte. È vero che esistono accordi tra Stati Uniti e Groenlandia (o che la riguardano), ma si tratta di trattati stipulati con la Danimarca (il più importante dei quali è peraltro concluso nel contesto Nato e riguarda le basi militari Usa sull’isola), ovvero accordi cui la Danimarca ha dato il proprio assenso. Mutatis mutandis, si ricorderanno le squallide avances fatte qualche anno fa dal Governo nazionalista austriaco ai sudtirolesi/altoatesini, prontamente rientrate a valle di una reazione italiana. Al di là della diversa caratura dei corteggiatori, la situazione è però identica: nessuno Stato straniero può permettersi di insidiare territori o comunità altrui, neppure col loro consenso.














