Lo dice una volta, poi lo ripete per rimarcare il suo punto di vista su una questione che sta via via diventando sempre più complessa e che rischia di compromettere le relazioni transatlantiche. "La previsione di un aumento dei dazi" da parte degli Stati Uniti "nei confronti di quelle nazioni" europee "che hanno scelto di contribuire alla sicurezza per la Groenlandia è un errore. Non la condivido", spiega Giorgia Meloni nel punto stampa convocato nell'hotel in cui alloggia a Seul, ultima tappa della missione in Asia. In una giornata priva di appuntamenti aperti alla stampa (al mattino la visita al 'Seul National Cemetery', nel pomeriggio l'incontro con una rappresentanza di imprenditori italiani che operano in Corea del Sud), la premier si presenta prima di cena davanti ai cronisti per rompere il silenzio che da quasi 24 ore aveva tenuto sull'annuncio via Truth fatto da Donald Trump. "Credo sia un errore imporre oggi nuove sanzioni", ribadisce l'inquilina di palazzo Chigi cercando di allontanare la via dello scontro e indicando invece nella ripresa del "dialogo" la strada maestra per "evitare un'escalation". "E' quello su cui sto lavorando", assicura rivelando di aver sentito sia il tycoon americano, "al quale ho detto quello che penso", che il segretario generale della Nato, Mark Rutte. Nel corso della giornata la premier affronta il dossier anche con gli altri leader europei perché, sottolinea, "è molto importante in questa fase parlarsi" per "lavorare insieme e raggiungere un obiettivo che è utile e necessario". Obiettivo che è quello di allontanare le mire di Russia e Cina sul controllo della regione artica, "zona strategica nella quale va evitata un'eccessiva ingerenza di attori che possono essere ostili".