Se chiamati a scegliere "qui e ora", i groenlandesi fermerebbero il pendolo sulla Danimarca.
Alla vigilia dei delicati colloqui alla Casa Bianca, i vertici di Nuuk e Copenaghen si presentano fianco a fianco esibendo unità di intenti.
"La Groenlandia non è in vendita", ha scandito il primo ministro Jens-Frederik Nielsen, mettendo in chiaro che l'isola "non vuole essere comprata né controllata" da Washington. A fare da scudo alle mire di Donald Trump, nel monito della leader danese Mette Frederiksen, deve essere la Nato, difendendo il territorio autonomo come "ogni altro millimetro" dei suoi confini.
Un messaggio che costringe il segretario generale dell'Alleanza, Mark Rutte, a muoversi su un crinale sempre più scivoloso. Tra gli alleati - Stati Uniti compresi - "c'è accordo" sul rafforzamento della presenza nell'Artico, ha rassicurato dal podio del Global Forum al Parlamento europeo, ostentando una compattezza di facciata nell'attesa di "nuovi passi" sul dispiegamento di una missione, la Arctic Sentry, vista da Londra, Berlino e Parigi come viatico per raffreddare le ambizioni statunitensi.
Accanto al segretario di Stato Marco Rubio, al tavolo del negoziato siederà anche il vicepresidente statunitense JD Vance, che ospiterà alla Casa Bianca il faccia a faccia con la ministra degli Esteri groenlandese Vivian Motzfeldt e l'omologo danese Lars Lokke Rasmussen. Resistere a una "pressione del tutto inaccettabile da parte del nostro alleato più stretto" non è stato facile, ha ammesso Frederiksen, avvertendo che "la parte più difficile è ancora da affrontare".














