Oggi è in programma a Washington il vertice più delicato delle ultime settimane sul dossier Groenlandia, con i ministri degli Esteri di Stati Uniti, Danimarca e, appunto, Groenlandia riuniti alla Casa Bianca insieme al vicepresidente americano J.D. Vance. Un appuntamento tanto atteso, ma che avrà luogo in un clima di crescente tensione, dopo che Copenaghen e Nuuk hanno denunciato apertamente le pressioni esercitate da Washington sull’isola artica. Alla vigilia dell’incontro, infatti, il premier danese, Mette Frederiksen, ha parlato di una situazione «molto difficile» che dura da oltre un anno. «E le cose potrebbero anche peggiorare», ha aggiunto il primo ministro danese, definendo «del tutto inaccettabile» il comportamento degli Stati Uniti, «uno dei nostri più stretti alleati». In gioco, ha spiegato Frederiksen, non c’è solo il futuro della Groenlandia, ma princìpi fondamentali come il diritto internazionale, l’inviolabilità dei confini e l’idea che «non si possa comprare un altro popolo».

Ci sono casi che fanno più scalpore, altri meno. Storie che hanno maggiore presa mediatica e destano clamore nell’opinione pubblica, altre, invece, completamente dimenticate. Se siamo felici per la scarcerazione di Alberto Trentini e Mario Burlò, insieme agli altri due italiani liberati (Luigi Gasperin e Biagio Pilieri), allo stesso modo non possiamo non essere addolorati per le migliaia di connazionali ancora reclusi nelle prigioni di tutto il mondo, a volte senza un vero e proprio capo di imputazione o senza aver subito un processo.