ROMA - Di lotta e di governo, con la campagna elettorale già nell'aria. E la consapevolezza che il 2026 dovrà essere l'anno in cui giocarsi l'impossibile, il tutto per tutto per assicurarsi un altro giro di giostra a Palazzo Chigi. È la quarta conferenza stampa di inizio anno, un tempo era di fine, finché la premier Giorgia Meloni ha deciso di sovvertire tradizione e regole del gioco.
L'Auletta dei gruppi di Montecitorio è gremita fino a scoppiare, con le stesse domande che, prima dell'arrivo della presidente del Consiglio, rimbalzano da una fila all'altra: «Tu che le chiedi? E che numero sei..?». Chi primo arriva meglio alloggia, così le prime domande - 40 quelle sorteggiate dall'Ordine dei giornalisti e dalla stampa parlamentare - toccano i temi di più stretta attualità: Venezuela, Groenlandia, Ucraina, gioco facile si parte da qui. Meloni arriva "scortata" dalla fedelissima Patrizia Scurti, il volo teso, forse complice la vista dello striscione con cui la Federazione nazionale della stampa italiana ricorda il contratto dei giornalisti scaduto ormai da 10 anni. Si parte subito, con appena 7 minuti di ritardo sulla tabella di marcia. Sulla liberazione di Alberto Trentini, il cooperante italiano da 420 giorni recluso nel carcere El Rodeo di Caracas, Meloni si dice «fiduciosa»: «Non smetteremo» di mobilitare «tutti i canali, politici, diplomatici e di intelligence» fino a quando «la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio».














