ROMA. A guardarla dalla platea dell’Aula dei Gruppi parlamentari, la conferenza stampa con cui Giorgia Meloni ha aperto il nuovo anno politico non è sembrata la consueta liturgia di una “fine anno spostata a gennaio”. Piuttosto, l’esibizione di una strategia di potere che corre su più piani e più scenari: l’estero e l’interno, le alleanze globali e lo scontro con altri poteri dello Stato. Tre ore, una quarantina di domande, la scelta di respingere i dati economici più scomodi senza farsi inchiodare a impegni puntuali, di sorvolare sugli appelli a un rapporto più strutturato con la stampa. Ma soprattutto l’occasione per rilanciare: annunci (Piano casa e norme “anti-maranza”), segnali politici e attacchi frontali. A partire dalla magistratura.

Meloni: “Non sempre d’accordo con Trump. Ma qual è l’alternativa? Assaltare i McDonald's?”

La geometria disegnata dalla premier parte da lontano, dal caso del cooperante Alberto Trentini detenuto in Venezuela. “Continueremo a occuparci di lui finché sua madre non potrà riabbracciarlo”, scandisce Meloni, trasformando il dramma umano in un tassello della politica estera italiana. Il riferimento alla vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez e alla possibile “nuova stagione di relazioni costruttive” segnala un pragmatismo che prova a scavalcare le rigidità ideologiche accumulate negli ultimi anni.