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9 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 16:44
Era questione di tempo la sua cessione. È finito ai Washington Wizards, la “Siberia” della NBA. Scelto da Dallas nel Draft del 2018. Scambiato però subito con gli Hawks per Luka Doncic e una prima scelta. Grande idea, allora, cara Atlanta. Non c’è che dire. Al netto della scelta fatta poi di recente dai Mavericks, che hanno spedito ai Lakers la stella slovena. Trae Young non ha mai sfondato. Entrato nella NBA come una sorta di “nuovo” Steph Curry, anno dopo anno è emerso per quello che probabilmente è sempre stato. Un giocatore dal grande talento, ma inconsistente, troppo debole fisicamente, incapace di guidare una squadra in un contesto vincente. Grandi numeri, poche vittorie. Eternamente in bilico tra due status. Troppo forte per essere messo da parte. Troppo debole per affidargli una squadra come stella di prima grandezza. Non una bella situazione. Quest’anno, aveva toccato il fondo in quanto a cifre. Nemmeno 20 punti di media, conditi con la peggior percentuale da tre della carriera (30,5%) nelle dieci partite giocate. Non è mai stato uno scienziato nella selezione dei tiri. In più, Young è uno che paghi veramente caro in difesa per tante ragioni, tra cui la stazza (1.88). Cosa rimane? Uno che sa come “trattare” la palla. Potenzialmente, uno dei migliori e più versatili passatori attualmente nella NBA, nonché detentore di uno dei tiri a parabola alta più efficaci dopo aver superato il proprio difensore dal palleggio. Ma per condurre una squadra con ambizioni, guardate pure da un’altra parte.








