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20 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 16:05
Pensieri in libertà (con libertà di pensiero) sulla settimana NBA
Dopo aver visto la palla scendere dolcemente nella retina per i punti della vittoria, a Oso Ighodaro – giovane centro dei Phoenix Suns – saranno venute in mente le ipotetiche parole di suo padre cresciuto a pane ed NBA negli anni ’90. Figliolo, tranquillo, dai 2.20 in su, aspettati dal tuo centro tipico solo movimenti sul perno, virate sulla riga di fondo, jump hook dal centro area. Figuriamoci se Ighodaro si aspettava che un 2.28 potesse partire stessa mano stesso piede dalla media, arrestarsi dalla media, tirare e portare a casa la partita. Immaginazione a parte, ciò che ha fatto Victor Wembanyama è un ulteriore tassello nella sua personale corsa verso la leggenda. Non è questione di MVP. Quello arriverà, magari non quest’anno visti Shai Gilgeous-Alexander e Jokic (anche se il consiglio per le stelle di Thunder e Nuggets è quello di non dormire sonni tranquilli…). Così come arriverà anche il premio di difensore dell’anno. Qui il livello è oltre il “banale” premio individuale. Il livello è lasciare un segno indelebile nel gioco. Come hanno fatto i grandi. Come Bill Russell, Magic Johnson, Larry Bird o Jerry West. Questo è ciò di cui si sta parlando. Ora, il fatto che i San Antonio Spurs tornino ai playoff dopo sei anni è il risultato di una società solida, che non ha perso la bussola nella tempesta, ha scelto i giocatori giusti, ma ha anche avuto tanta, tanta, tanta fortuna. Perché di Wembanyama non ne passa uno ogni anno. Così come di Tim Duncan o David Robinson. Talenti generazionali? Si, certo. Wembanyama ha mostrato al mondo un multiverso in cui Manute Bol può giocare da guardia tiratrice e farsi passare la palla dietro la schiena in transizione come Kenny Anderson. Tim Duncan è stato il più perfetto ed efficace concentrato di fondamentali dal post basso e dal post alto mai visti su un campo, portando a un livello successivo ciò che aveva insegnato Kevin McHale in maglia Celtics. E prima di David Robison difficilmente si era visto un centro di sette piedi riempire in maniera così rapida e silenziosa le corsie in contropiede. Ma anche – ed è bene sottolinearlo – persone serie, professionisti impeccabili, giocatori concentrati, personalità solide. Fa tutta la differenza del mondo. Complimenti agli Spurs (74,3% di vittorie). Eterni vincenti.







