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24 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 16:08
La sua prima partita di playoff in carriera è stata un’apoteosi di “non posso crederci che lo abbia fatto davvero”, “ma ha seriamente ha virato in palleggio dal centro area con quella velocità?”, “quel tiro dall’angolo cadendo all’indietro sarebbe stato difficile anche per Tracy McGrady!”. In gara 1, Victor Wembanyama ha scritto 35 punti con 5 su 6 da oltre l’arco. Praticamente potrebbe essere stato, senza destare sospetto alcuno, il tabellino finale di una partita di playoff tipo di Steve Nash, tanto per volare basso. Solo che questo qui è alto quasi quanto Gheorghe Muresan e tocca il ferro senza nemmeno saltare. Poi si è infortunato per un colpo alla testa. Poi il premio, tra i più meritati di sempre, di Difensore dell’Anno. Votato all’unanimità. Un record. Mai accaduto.
Ma se pensate che siano solo le stoppate a determinare lo strapotere difensivo della stella di San Antonio, state guardando solo una parte del quadro. Sono i movimenti in aiuto dal lato debole. È la capacità di scivolare lateralmente su un cambio dopo un pick and roll centrale. È l’abilità di fare aiuto e recupero, mantenendo sempre un angolo difensivo sostenibile rispetto alla corsa dell’attaccante. È la voglia di non mollare sul primo palleggio del proprio avversario. È l’impatto sulla mente dell’attaccante, intimorito al sol pensiero di mettere un alluce in area. Queste le caratteristiche che fanno del francese un difensore clamoroso, epocale, implacabile. Al di là dei premi, del numero delle stoppate e dei cotillon. Un fenomeno senza paragoni.









