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6 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 15:02
Troppi alti e bassi. Troppi problemi di roster. Troppe cose che non funzionano. In alcune partite, il loro talento offensivo è talmente “debordante” che danno l’impressione di poter dominare. Qualche partita dopo, come per esempio contro Phoenix a fine febbraio, vanno in grande confusione, si sfaldano, gli ingranaggi si ingrippano. Alcune considerazioni sparse. I Los Angeles Lakers sono i primi della classe come percentuale di tiro dal campo (50%), sono settimi nella lega per efficienza offensiva, ma ventiduesimi per efficienza difensiva. Una tale discrepanza non è mai un buon segno. Luka Doncic è attualmente il miglior attaccante della NBA a oltre 32 punti di media. “Jordaneggia” con la palla in mano, tira in controtempo con un paio di uomini addosso e fa canestro con nonchalance. È lento, ma nessuno è in grado di impedirgli di prendersi il tiro che vuole, dove vuole e quando vuole. Tuttavia, difensivamente lo sloveno rimane non classificabile per voglia e applicazione. In più, il suo lamentarsi con gli arbitri più che un vezzo è ormai considerato una vera e propria barzelletta. Austin Reaves ha tanti punti nelle mani (23,6 di media) e sa far canestro in mille modi. LeBron James, anche a 41 anni, tiene botta e va al ferro meglio di tanti venticinquenni di belle speranze. Tuttavia, quando Doncic, Reaves e James sono in campo insieme l’efficienza dell’attacco dei gialloviola sprofonda senza pietà. Sprofonda tra le peggiori della lega. Lo dicono le statistiche avanzate. È ovvio che insieme stanno avendo dei problemi. Aggiungeteci l’essenza quasi totale di protezione del ferro, rotazioni in difesa da bradipo, poca pericolosità perimetrale (sedicesimi), e la scommessa persa DeAndre Ayton che “magari fosse Clint Capela, i Lakers ci metterebbero la firma”. Sono sesti a Ovest, il problema non sono certo i playoff, salvo clamorose scivolate. Ma se ci si chiede se questi Los Angeles Lakers possano davvero puntare al titolo al momento la riposta è più un “no” che un “forse”.






