Prudenza, attesa e nessuna dichiarazione.

Al Lido di Venezia, casa della famiglia di Alberto Trentini, si attendono notizie dal Venezuela come in ogni giorno dei quasi 14 mesi che il cooperante italiano ha passato in carcere. Ai balconi di casa Trentini è ancora appeso lo striscione-appello "Alberto Trentini libero", che ha accompagnato la lunga battaglia per non spegnere la luce sulla vicenda del 46enne.

Le finestre sono le uniche illuminate del caseggiato che sorge a fianco della parrocchia di Sant'Antonio da Padova, dove un'intera comunità si è stretta in iniziative di preghiera per la sorte del cooperante.

I genitori, Ezio e Armanda Colusso, non sciolgono il silenzio che hanno mantenuto in questo anno abbondante e che è stato interrotto solo da sporadiche dichiarazioni, anche critiche verso il governo, accusato due mesi fa - nell'anniversario della prigionia - di aver fatto poco per il figlio.

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