LIDO DI VENEZIA - Sono giornate di angoscia quelle che stanno vivendo i genitori, i parenti e i familiari di Alberto Trentini, detenuto da oltre 400 giorni nel carcere El Rodeo I a Caracas, in Venezuela. A dirlo è la sua famiglia: «Stiamo vivendo giornate di angoscia e di speranza. Chiediamo a tutti di rispettare la consegna del silenzio indicata da Palazzo Chigi ed evitare qualunque strumentalizzazione perché ogni parola sbagliata può compromettere la liberazione di Alberto».
Riserbo è, quindi, ciò che la famiglia del cooperante ha chiesto all'Italia attraverso l’avvocata Alessandra Ballerini, legale che assiste la famiglia dalla scomparsa del giovane lo scorso novembre. «Ringraziamo tutti per la comprensione e la solidarietà», concludono i parenti.
Su SkyTg24 l'ambasciatore italiano a Caracas, Giovanni Umberto De Vito, ha ribadito la posizione espressa il giorno prima a proposito dei negoziati in corso: «Per dovere di riserbo nel pieno delle trattative, come è stato detto molto più autorevolmente da Roma, c'è la massima attenzione, c'è il massimo impegno dell'ambasciata e del governo ma non vorrei dire una parola di più che rischierebbe solo di fare dei danni».
Forti, infine, sono state le parole pronunciate da don Luigi Ciotti, senza troppi giri: «È il momento di dimostrare che l'Italia ha una credibilità internazionale e sa farla valere. La libertà di Alberto riguarda tutti. Significa lottare perché chiunque possa essere libero, in Venezuela, in Italia e nel resto del mondo». Trentini, ha aggiunto il fondatore di Libera, è «figlio dell'Italia migliore», quella che studia, lavora, si mette al servizio e porta nel mondo i valori costituzionali. Per questo l'invito finale è alla mobilitazione quotidiana: «Restiamo tutti dalla parte di Alberto, dalla parte della libertà e della dignità della vita umana».







