Attesa e silenzio. A casa di Alberto Trentini al Lido di Venezia le tapparelle sono rimaste abbassate per tutto il giorno. Dopo la mossa del governo venezuelano e la scarcerazione giovedì dei primi due italiani - Luigi Gasperin e Biagio Pilieri - la tanto attesa notizia della liberazione del cooperante detenuto nel carcere El Rodeo I di Caracas e degli altri connazionali detenuti non è ancora arrivata. Dunque meglio essere prudenti. In conferenza stampa la premier Giorgia Meloni si è detta “fiduciosa” per la liberazione del 46enne, assicurando che il governo italiano “si occupa della vicenda Trentini da 400 giorni” e che continuerà a farlo “mobilitando tutti i canali politici, diplomatici e di intelligence”. “Non smetteremo - ha ribadito la premier - fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio”.
Verso una nuova stagione
In momenti così convulsi e delicati, anche le parole contano. E non è dunque un caso che Meloni abbia voluto evidenziare il “segnale” arrivato ieri da Caracas come un gesto che va “nel senso della pacificazione”, ringraziando esplicitamente la “presidente Delcy Rodriguez” con la quale “si apre una nuova stagione di relazioni costruttive tra Roma e Caracas”. Parole che sono state - da quanto trapela - lette con apprezzamento dai circuiti istituzionali venezuelani. Al contrario, sui social i sostenitori delle opposizioni non hanno commentato positivamente la posizione della presidente italiana. I contatti comunque proseguono, a livello di diplomazia e di intelligence, con l’obiettivo di riportare al più presto a casa il cooperante veneto e gli altri italiani detenuti.










