Ci sono stati costruttori visionari capaci di osare e soggetti border-line tra genialità condivisa con la capacità di fare la storia ma per altre ragioni. Parallelamente ci sono state auto rivoluzionarie di successo ed altre diventate famose più per la produzione limitata o limitatissima che per le idee del progetto. Incredibilmente, alcune di queste sono diventate dapprima icone, per poi entrare nel mito: indifferentemente se con marchi durati nel tempo oppure solo meteore.

Tra i primi, il simbolo di genio visionario di successo potrebbe essere Ettore Isidoro Arco Bugatti (1881-1947), che dal 1898 agli anni 30 del nuovo secolo incanta il mondo con vetture velocissime, raffinate e da sogno. Marchio rinato, per completezza, dal 1987 grazie alla passione di Romano Artioli, realizzando le impareggiabili EB 110, per cedere il tutto nel ’98 al gruppo Volkswagen che ne ha proseguito la storia.

Tra i secondi, Preston Thomas Tucker (1903-56) che costruisce un solo modello, la Tucker 48 Sedan Torpedo del 1948, prodotto in 51 esemplari dei quali 47 tuttora esistenti. Numeri esigui, causati da problemi di sviluppo e difficoltà produttive ma soprattutto bloccati sul nascere da cause legali (poi vinte), sembra pretestuose per la paura dei grandi costruttori di simili innovazioni, soprattutto di sicurezza, così concentrate. La sua storia è raccontata in modo coinvolgente dal film Tucker – L’uomo e il suo sogno, del 1988, di Francis Ford Coppola.