MILANO – Le sue auto, così come lo specchio della sua storia e della sua vita, sono fatte di dettagli che chiariscono cosa significhi praticare “l’arte alla tecnica” come filosofia.

L’ultima Pagani si chiama Utopia e non è la macchina più tecnologica sul mercato, non è la più comoda, né la più digitale, ma forse è proprio lì il suo valore: in un mondo di filtri e algoritmi Pagani Utopia è qualcosa che ha che fare con il coraggio.

Non sono sicura di aver guidato un’auto, ma forse qualcosa di più simile a un manifesto, alla dimostrazione che la meccanica ha ancora qualcosa da dire perché c’è un momento in cui il rumore del mondo svanisce e resta solo il respiro del V12 biturbo da 6 litri sviluppato da Mercedes-AMG unicamente per le auto di San Cesario sul Panaro in provincia di Modena, tutto si sospende mentre quei sibili meccanici che produce un oggetto fatto di carbonio, titanio e cromo-molibdeno si animano, si sentono i cablaggi che quasi si muovono sotto il sedile fino a arrivarti nelle mani, come se si irrorassero di una qualche linfa.

E lei sembra viva. Ha una sua personalità, un modo unicamente suo di muoversi ed è meglio acquisirlo in fretta perché frena forte, solo se freni a modo suo. Cambia veloce, se ti riesce quel movimento preciso di infilare lo stelo sottile del cambio nella sezione millimetricamente perfetta che è stata pensata per l’innesto, in un lavoro da orologeria applicato all’ingegneria meccanica.