Numeri che sembrano quasi irreali, a guardarli oggi, ma che raccontano un mito: al Salone dell’Auto di Parigi 1955, nell’ottobre del 1955, la Citroën DS 19 raccolse 12.000 ordini in un solo giorno, 749 nei primi 45 minuti. È da qui, dall’inizio, che prende forma “Storie DS”, il ciclo di dieci incontri che intende rileggere il modello come fenomeno sociale, oltre che tecnico.

La nascita della Citroën DS 19, la "Dea"

La Citroën DS 19 nasce in un contesto in cui l’automobile europea sta ancora ricostruendo la propria identità nel dopoguerra. Eppure, al suo debutto, appare già come un oggetto fuori scala: linea aerodinamica, superfici fluide, una presenza scenica che rompe con qualsiasi tradizione precedente. Il merito è in larga parte di Flaminio Bertoni, affiancato dall’ingegnere André Lefebvre, che impostò le basi tecniche di un progetto pensato esplicitamente “da un foglio bianco”.

Il soprannome “Dea” non è una forzatura giornalistica. In francese, DS si pronuncia “Déesse”, e diventa immediatamente un manifesto. Non solo per l’estetica, ma per il contenuto tecnologico: sospensioni idropneumatiche autolivellanti, cambio e frizione servoassistiti, un sistema integrato che ridefinisce il concetto stesso di comfort. È anche la prima auto europea a offrire di serie freni a disco anteriori e servosterzo, in un’epoca in cui queste soluzioni erano ancora sperimentali. Solo pochi mesi prima, Jaguar li aveva portati in gara a Le Mans, ma su un prototipo da competizione.