Preghiere recitate in cinese e swahili, cibi africani e balli tipici dal Sudamerica e l’Est Europa. Per il giorno dell’Epifania tredici comunità straniere cattoliche si sono riunite per la Festa dei Popoli. Un appuntamento che in città si ripete fin dagli anni Novanta, che ha visto passare diversi arcivescovi. Alla chiesa del Santo Volto la giornata di festa si è aperta con la messa presieduta dall’arcivescovo Roberto Repole: «Ciò che ci unisce è il fatto che davanti al Bambino, come i Magi, deponiamo l’oro, l’incenso, la mirra di cui disponiamo e cioè la nostra umanità, semplicemente noi stessi. E scopriamo una cosa che non dovremmo mai dimenticare: che alla fine siamo tutti migranti», ha detto il cardinale durante l’omelia.

In rumeno, cinese, tataro e swahili

La celebrazione è stata accompagnata da canti nelle diverse lingue e con le sonorità appartenenti alle varie comunità. Le letture e le preghiere sono state recitate in rumeno, cinese, tataro e swahili. Il momento dell’offertorio è stato poi l’occasione perché ciascuna delle 13 comunità portasse in dono del cibo, che andrà «al polo alimentare Barolo per aiutare le famiglie in difficoltà» ha spiegato Sergio Durando, responsabile dell’ufficio per la pastorale dei migranti.