I primi a tirare fuori i bonghi e a far partire la festa sono stati i ragazzi di Nauru, una piccolissima isola-nazione del Pacifico, in Oceania. È tra le meno popolate al mondo, ma quando si è trattato di scatenarsi non sono stati secondi a nessun altro Paese e hanno contagiato tutti i gruppi vicini con balli e canti. È iniziata così la notte dei pellegrini di Tor Vergata. Ed è proseguita con viale dell’Archiginnasio, chiusa al traffico, trasformata dai giovani del Giubileo in una grande strada della movida, stile Rambla di Barcellona.

Alcuni si sono messi a ballare in piedi sugli spartitraffico, accanto ad altoparlanti che sparavano ad alto volume Danza Kuduro, il tormentone dell’estate del 2010. I più scatenati? I giovani neocatecumenali di Chieti, seguiti dai brasiliani che con casse portatili e luci intermittenti hanno tirato avanti fino alle 4, quando i coreani di Seul iniziavano a svegliarsi in vista della messa mattutina.

Droni e 300 telecamere, così il cervellone della questura ha vegliato sui giovani di Tor Vergata

di Marco Carta

Alcuni ragazzi, non appena Papa Prevost ha lasciato la spianata a bordo del suo elicottero, suggerendo di riposare, non hanno resistito alla stanchezza: hanno raggiunto le fontanelle allestite per l’evento, si sono lavati denti e viso, si sono infilati nei sacchi a pelo, hanno coperto gli occhi con la bandana verde presente nel kit del Giubileo e hanno riposato. Qualcuno, per stare più comodo, ha gonfiato anche i materassini, mentre altri per privacy hanno preferito montare delle tende. Come alcune famiglie con bambini piccoli nei passeggini.