Il colore dei vestiti tradizionali, il profumo di zucchero filato, i datteri consumati perché frutti benedetti, le preghiere. Per 30mila musulmani torinesi, stamattina è stata festa grande. Oggi finisce il mese sacro del Ramadan, e si spezza definitivamente il digiuno. La giornata si chiama «Eid Al Fitr», e come da dodici anni a questa parte si è tenuta a parco Dora. Famiglie con bambini da Marocco, Egitto, Bangladesh, Senegal, Nigeria e non solo si sono ritrovate sotto la grande tettoia del parco già alle otto di mattina, mentre dagli altoparlanti uscivano le prime preghiere.
«I miei figli si sentono italiani»
Scambiarsi un saluto, sui, significa celebrare l'unità della comunità musulmana e il suo legame con Torino: «Vengo dal Bangladesh e sono qui da sei anni. Questa città mi ha dato la possibilità di mettere su famiglia, e i miei figli si sentono italiani» sorride Rahman Arifur, 43 anni, nel suo lungo vestito color bianco e oro. Quest'anno la moschea organizzatrice dell'evento è stata la Attaqua di via Sansovino, quartiere Vallette.
I suoi rappresentanti hanno collaborato con istituzioni e forze dell'ordine per mettere a punto il grande giorno: «Ci sentiamo dei presidi sociali, oggi più che mai - spiega Said Hadine, 36 anni, presidente di Attaqua - perché anche chi non ha una rete familiare a supportarlo, perché è arrivato a Torino da poco tempo, trova da noi un riferimento. Fino a vent'anni fa non era cosi».










