Tra tradizione, presagi per l'anno appena iniziato e fuochi propiziatori, il Friuli Venezia Giulia si prepara a celebrare anche nel 2026 una delle ricorrenze più sentite e identitarie del territorio: l'Epifania. Non solo la giornata che chiude ufficialmente le festività natalizie, ma un vero e proprio viaggio collettivo dentro riti antichi, simboli arcaici e storie tramandate da secoli, che tornano a vivere tra borghi, campagne, fiumi e città d'arte.
Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, le campagne friulane si accendono con i Pignarûi (o Pan e Vin), grandi falò che illuminano il buio invernale e offrono, attraverso la direzione del fumo, un presagio sull'andamento dell'anno nuovo. Una tradizione dalle radici antichissime, legata al mondo contadino e a rituali di origine celtica, che ancora oggi coinvolge intere comunità.
Uno degli appuntamenti più attesi è il Pignarûl Grant di Coia di Tarcento, dove la sera del 6 gennaio la tradizione raggiunge il suo apice. Al calare del buio, il centro cittadino si anima con il corteo storico guidato dal Vecchio Venerando, figura simbolica che rievoca gli antichi riti epifanici. La fiaccolata risale fino alla collina di Coia, dove viene acceso il grande falò: dalla direzione del fumo si trarrà il tradizionale pronostico per il nuovo anno. La serata si conclude con uno spettacolo pirotecnico, mentre le antiche maschere lignee dei Tomâts accompagnano l'accensione, traghettando idealmente il territorio verso il Carnevale.













