Hanno manifestato a Bruxelles prima di Natale, insieme ai colleghi di tutta Europa, e qualcosa hanno ottenuto. Ma non tanto da scongiurare il pericolo di una doppia spada di Damocle. Da un lato, l'accordo dell'Europa con i Paesi del Mercato Comune del Sud, ovvero Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay («rischiamo la concorrenza sleale»). Dall'altro, la riforma europea della Politica agricola comune, con la minaccia di un possente taglio di risorse. «Così l'Europa rischia di smontare l'agricoltura, cosa che per il Veneto si tradurrebbe in 400 milioni in meno tra il 2028 e il 2034», sostiene Carlo Salvan, 40 anni, dal 2023 presidente della regionale di Coldiretti, nel tracciare il bilancio annuale di un comparto che in Veneto supera le 61mila aziende e genera un valore della produzione lorda pari a 8 miliardi di euro.

Com'è stato il 2025 per l'agricoltura veneta?

«A livello regionale, i settori che si sono confermati più solidi e strutturati sono sicuramente il vitivinicolo, il lattiero-caseario e la zootecnia, sia bovina che avicola. Sui quali però incombono nuvole minacciose: i dazi, il cronico problema dei ristalli dei bovini, il crollo del prezzo del latte degli ultimi mesi. Crisi nera invece per il comparto dei cereali, mentre l'ortofrutta ha vissuto alti e bassi, soprattutto per problemi di carattere produttivo più che commerciale. Oggi la vera difficoltà per le aziende è riuscire a produrre».