Non c’è pace tra gli ulivi in Grecia, nelle stalle del Belgio e della Francia dove addirittura la polizia spiana i fucili per fermare gli agricoltori mentre il Vescovo di Cambrai che dice Messa su un altare di balle di paglia benedice i trattori della protesta. Tornano a farsi sentire i contadini dei paesi ai confini con l’Ucraina; già provati dal dumping generato dai prodotti che arrivano da oltreconfine senza alcuna compensazione temono come la peste un frettoloso ingresso di Kiev nell’Ue.

Michael Flacks annuncia l’accordo, ma l’accordo non c’è. Almeno non ancora. Il miliardario americano, a capo del fondo Flacks Group con sede a Miami, ha scritto ieri su LinkedIn di aver «raggiunto un accordo con il governo italiano per acquisire Ilva Steel, il più grande stabilimento siderurgico integrato d’Europa». In realtà nessun contratto è stato firmato. Semplicemente i comitati di sorveglianza di Ilva in amministrazione straordinaria (proprietaria degli impianti) e di Acciaierie d’Italia (gestore) hanno autorizzato l’avvio di una trattativa in esclusiva per la cessione dell’intero gruppo con il fondo americano di Flacks. La sua offerta è stata giudicata la migliore, superando quella dell’altro fondo statunitense in corsa per l’acquisizione integrale, Bedrock.