«Riccardo era incredibile. Fantastico. Vivace, intelligente, buono. Dico le solite cose che direbbe una zia, lo so. Ma è la verità» Patrizia parla piano, con gli occhi colmi di lacrime, all’uscita dell’aeroporto di Ciampino a Roma. È la zia che lo ha visto crescere, che lo ha amato profondamente. Poco prima ha salutato la bara del nipote, Riccardo Minghetti, 16 anni, morto nell’incendio di Crans-Montana nella notte di Capodanno. «Che possa essere tornato indietro per aiutare qualcuno? Probabile. Posso solo dire che lui era così: buono».
«In queste situazioni si fa fatica a metabolizzare. Sono notizie che non pensi possano arrivare a te», dice. Il marito è il fratello del padre di Riccardo. «La mattina di Capodanno ci chiama mio cognato. Era disperato. Riccardo era stato coinvolto in un incendio. Stava partendo per la Svizzera per raggiungere l’ex moglie e Matilde, che quella notte lo avevano chiamato perché, dopo il rogo, non riuscivano più a trovarlo». Matilde era lì, con il fratello. «È viva per miracolo», racconta la zia. «È una ragazza tosta, con due genitori che la sostengono. Ripete “io sto bene, io sto bene”. Ma ha quindici anni e mezzo. Sta rifiutando quello che è successo. Ognuno vive il dolore a modo proprio». Matilde, quella notte, ha scavato tra le macerie con le mani nude nel tentativo di ritrovare Riccardo. «Fa impressione anche solo dirlo. Eppure, in mezzo a tutto questo, ha aiutato anche altri ragazzi». Il viaggio per rientrare in Italia è stato lungo e doloroso, ma Matilde ha voluto partecipare, con il feretro del fratello davanti e le ventole dell’aereo militare che rimbombavano nell’aria, senza poter parlare.













