Riccardo Minghetti è in volo verso l’Italia, al Torrino - il quartiere di Roma sud dove abitava – arriverà solo a pomeriggio inoltrato ma i suoi compagni hanno deciso di unirsi in preghiera nella parrocchia di San Giovanni Battista de la Salle, a due passi dai luoghi dove sono cresciuti e dove hanno frequentato elementari, medie e superiori.
L’idea è partita dai giovani del Cannizzaro, il liceo scientifico che Riccardo frequentava ma è diventata una chiamata per chiunque lo avesse conosciuto in questi anni, compresi amici e compagni della sorella Matilde di 14 anni. Poche parole con i giornalisti. «In questo momento siamo tutti profondamente addolorati. Non ci sono parole da dire», spiega Pina Tomao, la preside del liceo. E’ una preghiera collettiva quella che si celebra in una mattina di pioggia battente sulla capitale per affermare che "Riccardo vive in tutti noi", come si legge su un cartello preparato dalla sua classe. Oltre duecento persone presenti, soprattutto coetanei di Riccardo e della sorella, professori, insegnanti, amici dei genitori, rappresentanti del IX Municipio . Alcuni non entrano in una chiesa da tempo ma don Giulio Barbieri si rivolge a chiunque abbia avuto voglia di partecipare al lutto. «La sua morte, la morte di così tanti ragazzi e ragazze, è una cosa assurda», dice don Giulio Barbieri che celebra la messa. «Pregate come preferite, va bene tutto. Lui, Gesù, è morto e risorto. L'unica cosa che posso pensare è che Riccardo è in paradiso adesso. Che il paradiso esiste. È una certezza, l'unica per non impazzire di fronte a queste morti», dice don Giulio. E poi la preghiera. «Continua a chiamare il mio nome. Non sono sparito, sono nella stanza accanto».










