Anno nuovo vita nuova. O almeno, così dovrebbe essere. Il 2026 si apre per molti italiani sotto il segno della disillusione. Un fattore sociale ed esistenziale che sempre più sta plasmando i consumi, dando la fotografia di un Paese preoccupato. Questo emerge dalle ricerche e sondaggi dell’Ufficio Studi Coop realizzate, in collaborazione con Nomisma a dicembre 2025: un mercato in cui tornano a imporsi i beni rifugio, le forme di investimento considerate più solide e gli italiani sono sempre più convinti di dover spendere di più in ogni campo. Beni di prima necessità e generi alimentari su tutti.
Non è un caso se è preoccupazione la prima parola scelta dagli italiani per definire l’anno che verrà (37% del campione), di pari passo con l’insicurezza (23%), tallonati da un po’ di resistenza emotiva di ottimismo (25%), curiosità e fiducia (24%). Gli opinion leader interpellati da Coop restituiscono, insomma, un quadro tutt’altro che rassicurante in cui è difficile ipotizzare un reale dinamismo dei consumi.
Per il 2026 la crescita della spesa delle famiglie è stimata intorno allo 0,3%, contro il +0,9% previsto dall’Istat. Gli italiani, consapevoli di dover spendere di più soprattutto per salute (+10%) e generi alimentari (+9%), lo faranno quasi esclusivamente per consumi di reale necessità e per la dimensione familiare/quotidiana.








