Molta disillusione e poco entusiasmo. Gli italiani che si affacciano sul 2026 sembrano immergersi in un bagno di realtà che li mette a diretto contatto con un mondo ostile dove i conflitti bellici, le diseguaglianze sociali, il climate change sono moneta corrente e influenzano pesantemente l’economia (tornano di moda i beni rifugio e gli investimenti più remunerativi sono materie prime e terre rare, azioni delle aziende della difesa e l’oro). La preoccupazione, la prima parola scelta dagli italiani per definire l’anno che verrà (37% del campione), viaggia di pari passo con l’insicurezza (23%) anche se, sul finire d’anno, non manca la voglia di resistere con uno su 4 che si attacca comunque tenacemente all’ottimismo (25%), e alcuni chiamano in causa persino la curiosità e la fiducia (24%).

È pur vero però che le emozioni positive sono fortemente connesse alla sfera personale e familiare; più gli italiani guardano allo scenario nazionale e internazionale più la tensione sale e ammanta di negatività le aspettative.

È l’istantanea degli italiani scattata dalle due survey dell’Ufficio Studi Coop condotte a dicembre 2025: la prima su un campione rappresentativo della popolazione italiana in collaborazione con Nomisma e la seconda tra gli opinion leader italiani iscritti alla community del Rapporto Coop.