Donald Trump sogna un Venezuela rifondato sul petrolio, ma le grandi major petrolifere americane sono tiepide rispetto al piano.

A renderle scettiche rispetto al progetto trumpiano sono le incertezze geopolitiche del progetto e i miliardi di dollari che saranno necessari per realizzarlo.

Il Venezuela è il Paese che ha le più grandi riserve di oro nero del mondo. La produzione petrolifera è crollata però da quando, nel 2017, Trump ha imposto le prime sanzioni. Nonostante ciò il Paese detiene ancora oltre 300 miliardi di barili di riserve accertate, più dell'Arabia Saudita. Da anni la Cina è il suo principale cliente e la Russia è un partner fondamentale. Il Paese poi abbonda di minerali critici. L'accesso a queste risorse ingenti cambierà necessariamente gli equilibri sullo scacchiere politico mondiale.

Per la riuscita del suo progetto, l'amministrazione Trump ha scommesso sulle compagnie energetiche statunitensi, chiamate ad invertire il calo della produzione di greggio venezuelano. Le grandi compagnie statunitensi, ha assicurato ieri Trump, "spenderanno miliardi di dollari, ripareranno le infrastrutture petrolifere gravemente danneggiate, e inizieranno a generare profitti per il Paese". Per invogliarle ad aprire il portafogli l'amministrazione Usa ha detto alle compagnie che potranno recuperare gli asset nazionalizzati da Hugo Chavez.