Come produttore di petrolio il Venezuela ha un presente mediocre, ma un grande passato e un grandissimo futuro, grazie a riserve persino superiori a quelle dell’Arabia Saudita: ne ha per 303 miliardi di barili, contro i 267 attribuiti (appunto) all’Arabia Saudita e i 209 dell’Iran. Un altro modo per sottolineare l’importanza del Venezuela è segnalare che le sue riserve ammontano a un quinto del totale mondiale, che si aggira sui 1500 miliardi barili. Ai livelli attuali di estrazione il Paese è in grado di produrre greggio per centinaia di anni.

In passato alle enormi riserve corrispondeva anche una produzione annuale fra le maggiori del pianeta (in certi anni addirittura la prima in assoluto) ma poi la politica internazionale e i mutamenti del mercato hanno spinto il Venezuela ai margini: il suo principale cliente erano gli Stati Uniti, che però grazie allo “shale oil” hanno smesso di importare greggio, e anzi ne esportano, inoltre ormai da moltissimi anni, prima con Chavez e poi con Maduro, il Venezuela è in rotta di collisione con il governo di Washington, che ha imposto sanzioni, e questo ha comportato, fra l’altro, un mancato aggiornamento tecnologico dei pozzi petroliferi venezuelani, e una contrazione nel numero delle trivellazioni locali.