«Se non lo avessimo fatto noi lo avrebbero fatto la Cina o la Russia, ma ora ci siamo noi. La Cina può comprare tutto il petrolio che vuole da noi».

Ieri alla Casa Bianca Donald Trump ha ricevuto i vertici delle maggiori compagnie petrolifere americane e internazionali, con un’agenda focalizzata quasi esclusivamente sul Venezuela. L’obiettivo è far tornare le imprese statunitensi a investire nel settore petrolifero venezuelano e garantirsi una nuova fonte di greggio per il mercato interno. Il Venezuela possiede uno dei più grandi giacimenti al mondo, con 300 miliardi di barili stimati. L’incontro è stato preceduto da un post su Truth Social in cui il presidente ha detto che le Big Oil investiranno «almeno 100 miliardi di dollari» e ha ironizzato sulla mancata disponibilità della nuova sala da ballo della Casa Bianca, che «sarebbe stata gremita», ha scritto.

Le compagnie presenti (da ExxonMobil a ConocoPhillips, passando per Chevron, Marathon Petroleum e Shell) hanno ascoltato le proposte dell’amministrazione, anche se le condizioni per un ritorno su larga scala in Venezuela non sono ancora chiare, soprattutto dal punto di vista legale: Trump ha detto che «le aziende lavoreranno con gli Stati Uniti. Non vogliamo che lavoriate direttamente con il Venezuela». All’incontro ha partecipato anche l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi: «Eni è pronta ad investire in Venezuela. Abbiamo 500 persone nel Paese. Siamo pronti a investire nel Paese e lavorare con le compagnie americane». Il Paese sudamericano ha in passato nazionalizzato impianti stranieri e alcune delle aziende presenti, in particolare Chevron, oggi sono ancora coinvolte in contenziosi miliardari con il governo di Caracas.