PADOVA - È un problema concreto quello dei negozi che chiudono: una desertificazione commerciale che si traduce in un'emergenza, soprattutto con la fine dell'anno. Davanti alle chiusure di attività storiche per mancanza di ricambio o di negozi recenti per difficoltà di accesso o concorrenza dell'e-commerce, Confcommercio accusa tasse e burocrazia di non lasciare scampo, impoverendo la vita economica dei quartieri.
A fronte di questo, è nato il progetto Urbe Futura presentato dall'Istituto Formazione Operatori Aziendali, che vede Confcommercio Padova come partner principale, nell'ambito dell'Avviso regionale «Formazione continua Competenze per il futuro: affrontare le transizioni e cogliere le nuove opportunità».
L'obiettivo è quello di rispondere a un quadro nazionale che evidenzia un arretramento della rete di prossimità: tra il 2012 e il 2023 hanno cessato l'attività oltre 111.000 negozi al dettaglio e 24.000 attività di commercio ambulante, mentre nei 120 comuni più grandi la densità commerciale è diminuita del 15,3%. Solo Padova ha perso 400 negozi, ma può diventare un laboratorio capace di mettere a sistema competenze, innovazione e alleanze territoriali.
La proposta di Urbe Futura è un'articolazione di interventi fatta di corsi di formazione di gruppo, consulenze individuali, laboratori formativi e action research sul retail, workshop e focus group su arte e cultura, incontri di rete, seminari informativi e una visita studio ad Amsterdam, dedicata a innovazione retail e logistica urbana, per riportare sul territorio pratiche già sperimentate con successo (AI, realtà aumentata, pagamenti evoluti, soluzioni green per consegne e city logistics).








