Il contrario di città, diceva qualche anno fa il noto l'architetto Renzo Piano, «non è campagna, è deserto». È quello che sta succedendo ai centri urbani italiani, sempre più spogliati di negozi e piccole botteghe, soprattutto in periferia, e riempiti, solo a macchia di leopardo, di fast food, mini-market, ristoranti e bed and breakfast. Insomma, città fantasma o enormi centri come case vacanza.
Secondo Confcommercio, complice la consacrazione degli acquisti sulle piattaforme online (a partire da Amazon, Temu e Shein) e gli scarsi investimenti pubblici in periferie e borghi, negli ultimi dodici anni ha chiuso il 21% dei negozi fisici. E, senza interventi urgenti, si arriverà presto a un negozio chiuso ogni cinque. Per la precisione, dal 2012 a oggi, sono 140mila le attività di commercio al dettaglio in meno, tra negozi (118mila hanno chiuso) e attività ambulanti, o che sono “artigiane”, ma lavorano online (23mila in meno). Con cali più elevati nei centri storici e nei piccoli comuni. L'associazione che rappresenta il mondo del commercio lancia l'allarme sulle vendite al dettaglio nei canali tradizionali, spiegando infatti che la situazione nei prossimi dieci anni rischia di aggravarsi ulteriormente, con la chiusura di altre attività e un saldo negativo di circa il 20% rispetto alla situazione attuale.













