Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 12:57

In dodici anni si sono abbassate definitivamente 118mila serrande di negozi italiani e sono scomparse circa 23mila bancarelle di vendita ambulante. Un’emorragia che rischia di precipitare nel prossimo decennio e che già ora presenta cali particolarmente accentuati in centri storici e piccoli comuni. Sotto il profilo della tipologia di attività, ad avere la peggio sono stati finora i distributori di carburante, articoli culturali e ricreativi, mobili e ferramenta nonché abbigliamento e calzature.

È quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio in vista dell’iniziativa nazionale “inCittà-Spazi che cambiano, economie urbane che crescono”, dedicata al futuro delle città e delle economie urbane, organizzato dalla Confederazione che si terrà a Bologna, a Palazzo Re Enzo, il 20 e 21 novembre prossimi. Un trend che, senza nuove ed efficaci politiche di rigenerazione urbana e senza interventi per riutilizzare gli oltre 105mila negozi sfitti (un quarto dei quali da oltre un anno), è destinato ad aggravarsi ulteriormente con il rischio di perdere, da qui al 2035, altre 114mila imprese al dettaglio. In pratica, oltre un quinto delle attività oggi esistenti sparirebbe con gravi conseguenze per l’economia urbana, la qualità della vita e la coesione sociale.