Centocinquantaseimila serrande abbassate. Non è solo un numero, è una fotografia impietosa del Paese. È il commercio di prossimità che arretra, sono le strade che si svuotano, è un pezzo d’Italia che smette di respirare.

A leggere i dati, l’allarme è già emergenza. A interpretarli, con lo sguardo di chi da anni osserva le dinamiche economiche, è il commercialista ed economista Gianni Lepre, che mette in fila numeri e conseguenze senza attenuarne il peso: «Non sono semplici cessazioni di attività. Ogni negozio che chiude è un presidio che viene meno: legalità, socialità, economia. Dietro quei numeri ci sono famiglie, sacrifici, competenze».

Il rischio, spiega, è quello di una desertificazione silenziosa ma progressiva. Non solo economica, ma urbana e culturale. Perché il commercio non è solo vendita: è relazione, è presenza, è vita quotidiana.Tre i nodi che emergono con chiarezza. Il primo è uno squilibrio competitivo sempre più evidente: da una parte il commercio tradizionale, dall’altra i grandi player globali dell’e-commerce, con regole e carichi fiscali spesso non comparabili. Una partita che nasce già impari.

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