È sempre più grave la crisi degli esercizi commerciali: chiudono botteghe storiche e supermercati, si svuotano i centri storici di piccole e grandi città e cresce la polemica. C’è una sinistra radicale - nota fino a qualche anno fa con lo slogan della «decrescita felice» - che accusa gli speculatori, il liberismo selvaggio, i capitalisti della gentrificazione, lo sviluppo urbano in deregulation. E una destra reazionaria e attaccata visceralmente alle tradizioni, che si lamenta della globalizzazione, della desertificazione delle urbi antiche, degli sventramenti dei centri storici da parte di un modernismo cosmopolita che minaccia il focolare. Inutile dire che i due estremi finiscono spesso per toccarsi e incrociarsi, in un viluppo che vanta molte ragioni solide di preoccupazione, innaffiate però da una tendenza a una geremiade passatista e ideologica, che non aiuta a capire l’entità (enorme) del problema.