Roma – Nonostante la modesta crescita di dicembre, mese in cui si è registrato un balzo del +2,2% sull’anno prima, causa anche l’onda lunga degli incentivi per le auto elettriche, il 2025 chiude a quota 1.525.722 con un calo del 2,1% rispetto al 2024. I dati sono del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Un livello basso, non solo rispetto al 2019, anno pre-pandemia in cui si toccò quota 1.917.106, ma soprattutto rispetto a quota 2.494.115 toccata nel 2007, anno che ha preceduto la crisi prodotta dal fallimento di Lehman Brothers. Crisi che era in via di superamento prima della pandemia.
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di Diego Longhin
Secondo Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, il compito dell’Unione Europea “non può essere solo quello di rimediare parzialmente agli errori dettati dall’ideologia dell’elettrico. L’Unione Europea deve anche mettere a punto un piano serio e credibile per risarcire i danni che la sua politica ambientalistica ha prodotto”. Per Quagliano va “varato un piano per il rilancio dell’auto europea e per ridare un posto di lavoro agli operai e agli impiegati”.
Per il numero uno dell’Anfia, Roberto Vavassori, “con il 2025 – anno complicato anche dal punto di vista del contesto macroeconomico – chiudiamo una pagina negativa per il mercato e, guardando al 2026 appena iniziato, pur di fronte a prospettive non proprio rosee, possiamo affermare che si tratterà di un anno chiave per il futuro del settore. Questo sia nell’ottica di un avanzamento dei piani di produzione di autoveicoli nel nostro Paese, con il lancio di nuovi modelli che speriamo possano risollevare i volumi, sia considerando gli impatti sui consumatori e sull’industria della revisione del regolamento europeo sulle emissioni di CO2 degli autoveicoli leggeri, che auspichiamo possa assumere, con i prossimi step, una connotazione più incisiva e più vicina alle reali esigenze che la transizione del settore automotive ha messo in evidenza in questi anni”. Secondo l’Unrae, l’associazione che raggruppa i costruttori esteri, nel 2025 le vetture ricaricabili si fermano al 12,7%, ben lontano rispetto alla media degli altri 30 Paesi europei: “Perso un altro anno cruciale per la transizione energetica. In Italia, necessaria una revisione della fiscalità delle auto aziendali in chiave“verde” con benefici per ambiente, sicurezza stradale e imprese ed erario”. Il presidente Roberto Pietrantonio sul pacchetto di modifiche Ue dice che è una base di partenza ma non ancora sufficiente: “Permangono criticità e aspetti da chiarire e migliorare per scongiurare effetti negativi su mercato, consumatori e competitività industriale. Accogliamo però con favore la riapertura del dialogo con il settore, un segnale necessario, e siamo pronti come Unrae ad un confronto attivo per incidere concretamente sulle decisioni finali”.








