Negli ultimi anni le collaborazioni tra imprese e startup sono diventate sempre più frequenti: se nel 2018 vi ricorreva solo un terzo delle grandi aziende italiane, nel giro di sei anni la percentuale è quasi raddoppiata, arrivando al 62%. Lo stesso vale per le iniziative di Open Innovation, attivate dall’88% delle realtà con oltre 250 dipendenti e dal 98% di quelle con più di mille addetti. Come emerge dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio Startup Thinking del Politecnico di Milano, l’innovazione aperta è un fenomeno ormai diffuso in Italia, con ulteriori margini di crescita in termini di impatto e valore strategico.

L’innovazione collaborativa è entrata nelle strategie aziendali, ora serve misurare i risultati

L’Open Innovation indica l’approccio per cui le imprese combinano idee e risorse proprie con quelle di altri soggetti, per sviluppare competenze tecnologiche, individuare nuove soluzioni e accelerare la crescita. Questa filosofia si articola in due direzioni. L’inbound open innovation introduce nell’azienda stimoli dall’esterno, attraverso collaborazioni con università, incubatori e acceleratori, o strumenti di Venture Capital. È l’approccio più diffuso in Italia, perché richiede meno risorse e comporta rischi più contenuti. L’outbound open innovation, invece, valorizza l’innovazione interna portandola fuori dal perimetro aziendale, ad esempio attraverso Joint Venture o spin-off indipendenti.