Due imprese su cento nate in Italia dal 2010 sono startup innovative. Solo due ogni mille invece sono startup finanziate fa venture capital. Eppure queste sono le neoimprese più grandi e mature, con livelli di attivi e di ricavi superiori e una maggiore propensione a creare brevetti e capitali intangibili. Sono capaci cioè di intraprendere un percorso di crescita più robusto nel tempo. È la fotografia offerta da uno studio di Bankitalia sul sistema delle neoimprese italiane, con un focus sulle startup innovative e le startup finanziate da fondi di venture capital.
Il venture capital motore di crescita delle startup
Uno studio che da subito sottolinea due fattori diventati motore dell’innovazione in Italia. Da un lato il quadro normativo favorevole alla nascita di startup, dall’altro il ruolo dei finanziamenti in capitale di rischio. Il venture capital emerge come fattore determinante alla crescita dimensionale e finanziaria delle startup. I motivi? Secondo Bankitalia allevia da un lato i vincoli di credito, fornisce capitale paziente, accelera la transizione verso modelli di business scalabili e sostenibili.
Il lavoro prende in esame le startup nate dal 2012 ad oggi. Sono circa 31.000. E evidenzia come il quadro regolamentare italiano (in vigore appunto dal 2012) abbia contribuito a far maturare un ecosistema dell’innovazione in Italia. Ma il potenziale di crescita rimane condizionato al ruolo del venture capital. E dimensione ridotta del mercato vc italiano è causa di una crescita più lenta. Tuttavia il segno, nel tempo, è positivo. Secondo Bankitalia il venture capital italiano ha registrato una crescita molto rapida nell’ultimo decennio. Da un livello quasi inesistente nel 2010, ha superato dal 2015 la media storica di circa 400 operazioni e 300 imprese finanziate all’anno.L’attività ha raggiunto il picco nel biennio 2021–2022, con oltre 700 imprese coinvolte e un volume complessivo di investimenti superiori ai 2 miliardi di euro annui.






