Oggi 29 dicembre il decreto Ucraina approderà sul tavolo del Consiglio dei ministri, chiudendo una trattativa politica che nelle ultime settimane aveva registrato più di un distinguo da parte della Lega. I dubbi più volte espressi da Matteo Salvini, in particolare sul capitolo degli aiuti militari da destinare a Kiev, sono stati superati attraverso una soluzione di compromesso tutta politica – e in larga parte semantica – costruita attorno al concetto di “priorità”. Il testo che La Stampa ha potuto visionare è frutto di una mediazione gestita direttamente da Giorgia Meloni e proroga fino al 31 dicembre 2026 l’autorizzazione alla cessione di «mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari all’Ucraina». Ma lo fa specificando che la “priorità” dovrà andare «agli strumenti logistici, sanitari, ad uso civile e di protezione dagli attacchi aerei, missilistici, con droni e cibernetici». Una formulazione che non modifica l’impianto sostanziale del sostegno italiano a Kiev, ma consente agli alleati più scettici di rivendicare un riequilibrio politico del provvedimento.
Tajani a La Stampa: "Nel decreto Ucraina ci saranno le armi. La manovra? Scontro interno alla Lega"
Più che un cambio di linea, una modulazione del linguaggio: la “priorità” non esclude l’invio di armi, ma ne orienta la narrazione e l’ordine, ribadendo il carattere difensivo dell’intervento italiano. Una distinzione sufficiente a ricompattare la maggioranza già alle prese con l’insoddisfazione della Lega sulla manovra. Inoltre, nel preambolo, fa sostanziale riferimento all'iniziativa di pace americana attraverso la formula «tenuto conto dell’importanza degli sforzi in atto a livello internazionale per il raggiungimento di una soluzione al conflitto». Il decreto estende anche fino al 4 marzo 2027 la possibilità di rinnovare i permessi di soggiorno per protezione speciale ai cittadini ucraini già presenti in Italia prima dell’invasione russa, in linea con le decisioni assunte dall’Unione europea sulla protezione temporanea. Infine, ultima novità, spazio alla tutela dell’informazione introducendo nuove garanzie per i giornalisti freelance inviati in zone di guerra, prevedendo obblighi di formazione e copertura assicurativa, con un contributo statale sperimentale per il 2026 fino a un massimo di 600mila euro.













