Il governo ha approvato l’ennesimo decreto per il sostegno militare e umanitario dell’Ucraina. Accompagnato da una serie di polemiche più di facciata che di sostanza, il provvedimento proroga a tutto il 2026 gli aiuti sia al governo sia «alla popolazione» del Paese invaso dalla Russia a febbraio del 2020. Il decreto è necessario per aggirare una legge del 1990, mai abrogata, che vieta l’invio di armi a Stati in guerra. Un divieto che è la mamma di tutta una serie di contorsioni linguistiche per dosare l’uso anche di un semplice aggettivo come «militare».

La guerra tra Russia e Ucraina ha già un vincitore: le grandi aziende della Difesa. Il Financial Times ha stimato che i colossi europei, quest’anno, distribuiranno in dividendi agli azionisti la bellezza di 5 miliardi di dollari, poco meno di 4 miliardi e mezzo di euro.

Il quotidiano britannico ha commissionato il calcolo al Vertical research partners, che ha misurato la crescita delle quote destinate agli investitori a partire dallo scoppio delle ostilità nell’Est. La tendenza che si registra nel Vecchio continente è opposta a quella osservabile Oltreoceano: negli Stati Uniti, i guadagni degli stakeholder hanno raggiunto un picco decennale nel 2023, ma poi sono precipitati insieme agli investimenti.