A pochi giorni dall’addio alla Lega, i vannacciani lanciano il guanto di sfida a Matteo Salvini sul decreto Ucraina. E lo fanno presentando, come annunciato nei giorni scorsi, un emendamento e tre ordini del giorno contro l’invio di armi a Kiev. «Vediamo quanti patrioti nel centrodestra voteranno a favore degli Italiani e soprattutto quanti assenti ci saranno tra le file della Lega che da mesi dice di non voler più inviare aiuti a Zelensky ma poi, nei fatti, si smentisce clamorosamente», affermano Rossano Sasso, Edoardo Ziello (ex leghisti) ed Emanuele Pozzolo (ex FdI). La proposta emendativa dei seguaci del generale va nella stessa direzione di quelle di Avs e Movimento 5 stelle ma, con ogni probabilità, nessuna di queste sarà votata: il governo nel primo pomeriggio dovrebbe porre la questione di fiducia sul provvedimento per eliminare qualsiasi rischio sul voto derivante anche da questa strana “saldatura”. Come si rimarca dal Pd ed Avs, per esempio, con Beppe Provenzano e Angelo Bonelli.

Gli equilibri nella maggioranza

La scelta di blindare il decreto nel suo percorso d’Aula sarebbe maturata nel corso di un confronto tra maggioranza ed esecutivo per «evitare strumentalizzazioni» su un tema così delicato. FdI conferma il sostegno «convinto» alla «resistenza» degli ucraini e contesta la «narrazione alimentata e condizionata dal Cremlino», in base alla quale sarebbe inutile o deleterio sostenere Kiev, mentre Mosca vince la guerra: fake news, è la linea del partito di Giorgia Meloni, secondo cui invece la Russia è «impantanata in una guerra di logoramento inaspettata che non riesce a vincere». Il voto di fiducia servirà anche ad osservare dove si collocheranno i tre vannacciani, si ragiona in ambienti della maggioranza: se con la maggioranza, con l’opposizione, o tra gli astenuti. E in questo caso sono i leghisti che stanno alla finestra, sperando magari che Vannacci si autoescluda - anche in prospettiva - dal centrodestra di governo.