Gli interventi natalizi di Leone XIV mostrano un pontificato che sta trovando la sua voce e va oltre quella del predecessore. La pace e il valore della vita umana sono stati i temi dominanti, non solo perché sono quelli del Natale, ma anche perché lo impone l’attualità. Nel Messaggio Urbi et Orbi il Papa ha detto: «Dal Bambino di Betlemme imploriamo pace e consolazione per le vittime di tutte le guerre in atto nel mondo, specialmente di quelle dimenticate; e per quanti soffrono a causa dell’ingiustizia, dell’instabilità politica, della persecuzione religiosa e del terrorismo». Le tante guerre che non vediamo (come non consideriamo le persecuzioni religiose) sono quelle che non corrispondono a certi schemi ideologici. Il mainstream impone le notizie. Per questo Gaza per mesi ha monopolizzato le attenzioni di media e politica. Il Papa invece enumera le guerre “dimenticate” e sull’Ucraina ha esortato ripetutamente a puntare sulla diplomazia e la politica anziché sullo scontro e la guerra.

Il suo è oggi un pensiero controcorrente che espone ad attacchi.

Leone XIV ne è ben consapevole È proprio questa l’ideologia che traspare dagli interventi di molti leader europei e della Ue che accusano pure Trump di “favorire” la Russia. Del resto non hanno voluto capire e hanno deriso il documento sulla strategia della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, specialmente laddove parla di Europa e Russia. Il Papa chiede di rovesciare l’ideologia oggi dominante e ricorda che proprio la via della politica e della diplomazia è stata la scelta saggia e realistica che fu fatta per evitare che la “guerra fredda” diventasse conflitto atomico, quando il “confine” attraversava la Germania e dall’altra parte c’era l’impero comunista (ben più grande e temibile della Russia odierna). Non a caso il 31 luglio, per il 50° anniversario della Conferenza di Helsinki, Leone XIV ha lanciato un appello a ritrovare quello spirito, che poi è quello dell’epoca Kissinger. Il Pontefice ha detto: «Animati dal desiderio di garantire la sicurezza nel contesto della guerra fredda, 35 Paesi inaugurarono una nuova stagione geopolitica, favorendo un riavvicinamento tra Est e Ovest». Poi ha aggiunto: «Quell’evento segnò anche un rinnovato interesse per i diritti umani, con particolare attenzione alla libertà religiosa considerata come uno dei fondamenti dell’allora nascente architettura di cooperazione da “Vancouver a Vladivostok”». Infine ha concluso: «Oggi, più che mai, è indispensabile custodire lo spirito di Helsinki perseverare nel dialogo, rafforzare la cooperazione e fare della diplomazia la via privilegiata per prevenire e risolvere i conflitti». Considerata anche la forte volontà degli Stati Uniti di Trump di fermare il conflitto in Ucraina, le parole del Papa su Helsinki indicano una prospettiva realistica che però non sembra purtroppo condivisa nella Ue. Proprio nei Paesi europei che più sono danneggiati dalla guerra (si pensi pure ai costi dell’energia), certe élite alimentano le ragioni dello scontro e delegittimano quelle della trattativa.